IN MEMORY OF “GIL SCOTT-HERON”

Brenda Sykes-Intervista:

“Gil spende duemila dollari alla settimana in cocaina, non ha più una casa e per un anno ha vissuto da uno spacciatore. (…) Mi è capitato di tornare nell’appartamento che dividevamo e di trovarlo nudo, in compagnia di prostitute di quelle che si vendono per una dose di crack. Un’altra volta ha smontato tutte le lampadine di casa perché si era convinto che nascondessero delle telecamere sistemate dalla polizia, o da chissà chi, per spiarlo”.

E’ scomparso -il 27 Maggio- Gil Scott-Heron, crack addicted, carcerato con crisi d’astinenza, iscritto nei registri dell’FBI, frequentatore di prostitute, che conduceva una vita dannata, caduto in basso, ormai toccava il fondo.

Era il 2006 quando Richard Russel, produttore della XL Recordings, propose un nuovo contratto e un nuovo disco al detenuto Gil, che aveva pubblicato il suo ultimo album nel 1994 (Spirits) ed era poi sparito, finendo nella trappola del crack e dello spaccio, dopo essere stato per anni l’uomo che tentò di allontanare da questo mondo i giovani neri.

Negli anni ’80 aveva prodotto quattro album; 1980 e Real Eyes, di cui il primo prende il nome dall’anno di composizione di entrambi, sono le due prove più pop di Gil Scott-Heron. Reflections, 1981, reggae, swing, ballabilità, uniti al blues di “Morning Thoughts”, dedica alla figlia, commovente celebrazione di una nuova vita. Quattro album incentrati sulla piaga dell’eroina, la conoscenza della cultura nera e la vita personale.
Nel 1979, al Madison Square Garden di New York, partecipò ai ben noti 5 concerti No Nukes- per sensibilizzare la popolazione sul tema delle scelte energetiche. L’evento diede voce alla volontà, non dei politici, ma dei cittadini, mossi dalla speranza di un futuro in cui “sia possibile costruire un’industria sulla forza benefica del sole. E per far questo partiamo da una chitarra”, come disse Stephen Stills. Gil Scott-Heron e Chaka Khan furono gli unici artisti di colore, a rappresentare la comunità afroamericana in un gruppo di artisti bianchi del calibro di Jackson Browne e Bruce Springsteen.
Negli anni ’70, con il suo collaboratore Brian Jackson, diede vita a una lunga serie di dischi d’altissimo livello, ispirazione per il seguente movimento Hip Hop. I temi, specchio del sincero pensiero della comunità, su ritmi “travolgentemente” funky, soul e jazz. Scrisse, e cantò, storie di gente comune, di alcolismo, di critica politica, di lotta per l’uguaglianza dei diritti civili, di cultura popolare, di vita.
Small Talk At 125th And Lenox, 1970, fu il primo 33 giri, inciso dal vivo, a cui ne seguirono tanti altri come Pieces Of A Man (1971) e Winter In America (1974).
Venne definitivamente consacrato dopo l’esplosione di energia e di ideali della trascinante “The Revolution Will Not To Be Televised”: manifesto del ghetto, rivendicazione della forza nera, orgoglio e denuncia. Rabbiosa e colta, non fu mai eseguita dal vivo. Considerata pietra miliare della musica, diede a Gil Scott-Heron il titolo di “Godfather del rap”.
Nel 1969 esordì come scrittore con il romanzo “The vulture”, vicende di spaccio e di morte.
Forse il suo talento lo aiutò ad accettare meglio ciò che la vita gli riservava. Avrebbe potuto avere enorme successo nello sport… per un cestista della sua abilità, il sogno di una carriera nell’NBA era possibile e concreto. Lasciò quel mondo a causa di un brutto incidente ad una gamba e cominciò a scrivere poesie e a suonare il piano in un bar. Sicuramente accetti meglio il tuo destino se la comunità afroamericana si rivede in te e nelle tue composizioni, se apprezza i tuoi dischi e decreta il tuo successo.
Era ancora un adolescente quando si trasferì a New York, la situazione nella sua vecchia città e nella sua vecchia scuola era impossibile da sostenere a causa del razzismo, e lì, a New York, ebbe l’infortunio. L’infanzia l’aveva trascorsa nel Tennessee, dalla nonna. Sua madre era americana e suo padre, giamaicano, fu il primo giocatore professionista di colore. Divorziarono presto e Gil dovette lasciare la città natale per trasferirsi a Lincoln, Tennessee. Gil Scott-Heron nacque a Chicago il 1° Aprile 1949.

E’ scomparso a 62 anni, genio della poesia e della musica, intellettuale di strada, uomo dalle parole taglienti e dai temi spaventosamente attuali, esponente dello Spoken Word, impegnato costantemente nella lotta per l’emancipazione, incitò i fratelli neri a comprendere i meccanismi contorti della società…uomo con le caratteristiche per essere un “dio in terra”.

Dopo l’incontro del 2006 con Richard Russel, nel 2010 esce “I’m new here”, album claustrofobico, crudo, vero… e magnifico.

Gil Scott-Heron-I’m new here:

“I did not become someone different/That I did not want to be/But I’m new here/Will you show me around (…). And it may be crazy but I’m/The closest thing I have/To a voice of reason.
Turnaround turnaround turnaround/And you may come full circle…
AND BE NEW HERE AGAIN”…

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