I Never Loved A Man The Way I Love You: Malcolm X

Fratelli e sorelle, sono qui per dirvi che accuso l’uomo bianco. Accuso l’uomo bianco di essere il più grande assassino della Terra. Accuso l’uomo bianco di essere il più feroce rapinatore della Terra. Non vi è luogo in questo mondo dove l’uomo bianco possa andare e dire di aver portato la pace e l’armonia. Ovunque è andato ha portato la rovina e la distruzione. Per questo lo accuso. Lo accuso di aver perpetrato i crimini più efferati. Lo accuso di essere il più ignobile carnefice della Terra. Lo accuso di essere il più violento rapinatore e schiavista della Terra. Accuso l’uomo bianco di essere il più vorace mangiatore di carne suina della Terra. Lo accuso di essere il più ubriacone della Terra. Egli non può negare le accuse. Voi non potete negare le accuse. Noi siamo la prova vivente di tali accuse. Voi e io ne siamo la prova. Voi non siete parte dell’America. Siete le vittime dell’America. Non avete avuto scelta venendo qui. Lui non vi ha detto: “Uomo nero, donna nera, venite con me, aiutatemi a costruire l’America”. Ha detto: “Sporco negro, entra nella stiva di quella nave. Ti porto in America in catene, perché devi aiutarmi a costruirla l’America”. L’essere nati qui non fa di voi degli americani. Io non sono americano. Voi non siete americani. Siete uno dei 22 milioni di vittime dell’America. Voi e io non abbiamo mai visto la democrazia. Non abbiamo visto la democrazia nei campi di cotone della Georgia. Non c’era democrazia laggiù. Non abbiamo visto la democrazia nelle strade di Brooklyn, nelle strade di Harlem, nelle strade di Detroit. Non c’è democrazia laggiù. No, non abbiamo visto mai la democrazia. Abbiamo visto soltanto l’ipocrisia. Noi non vediamo alcun Sogno Americano. Abbiamo vissuto solo l’Incubo Americano.”

Malcolm Little nacque il 19 maggio 1925, a Omaha, in Nebraska. Suo padre Earl fu un un predicatore battista, e se ne andò quando Malcolm aveva solo 6 anni; le autorità disserò che morì dopo essere stato investito da un treno, ma la famiglia parlò di assassinio, e lo attribuì alle mani bianche di alcuni sostenitori del gruppo Black Legion (appendice del Ku Klux Klan), il quale, paradossalmente, lottava per la supremazia bianca. La madre, Louise, era figlia di una donna nera violentata da un uomo bianco, e detestava la sua pelle chiara. Dopo la morte di Earl, Louise si trovò a dover subire l’allontanamento degli undici figli, per mano di assistenti sociali che non la ritenevano in grado di svolgere il ruolo di madre. Dopo la separazione di una famiglia unita come la sua, la donna fu dichiarata non sana di mente e venne rinchiusa in un manicomio. Così Malcolm fu affidato ad una famiglia di tutori e, allo stesso modo, anche i fratelli vennero affidati a diverse famiglie, e i bambini si dispersero.

“Mi sono sentito chiamare negro così spesso che non pensavo ci fosse niente di male: credevo fosse il mio nome.”

Malcolm era l’unico nero della scuola che frequentava, ed era anche il ragazzo con i voti più alti. Sognava di fare l’avvocato, ma decise di abbandonare gli studi quando il suo maestro gli disse che non era un desiderio realistico per un negro. Malcolm cominciò ad odiare il suo essere nero: voleva i capelli dei bianchi, la pelle dei bianchi e le donne dei bianchi. Lasciata la scuola, cominciarono i suoi problemi con la legge – estremo manifesto del suo disagio. Si trasferì a Boston e divenne prima lustrascarpe presso un night club, e poi cameriere in un treno. Cominciò ad odiare i bianchi per la loro intolleranza, ma non ad amare il suo colore. Comunque, detestava la sua vita. Qualche tempo dopo, si trasferì ad Harlem, quartiere di New York. Lì entrò nel giro del gioco d’azzardo, e si diede alla droga e alle rapine, e conobbe la prostituzione. Durante la Seconda Guerra Mondiale fu esaminato per la leva, ma finse di essere mentalmente instabile per evitare di avvicinarsi a quel mondo. A 20 anni venne condananto a dieci anni di carcere per violazione di domicilio, possesso illegale di armi da fuoco e furto. In prigione venne soprannominato Satana, per il suo continuo imprecare contro Dio e contro la Bibbia. Dopo due anni ricevette una lettera dal fratello Reginald, che gli proponeva di unirsi ad una setta islamica militante – Nation Of Islam -, la quale sosteneva che i neri avrebbero dovuto riconvertirsi all’Islam (essendo la maggior parte degli schiavi africani musulmani) e sognava la creazione di una nazione nera separata all’interno degli Stati Uniti. Il capo della N.O.I. Elijah Muhammad esercitò una forte influenza su Malcolm, il quale ottenne il trasferimento in una colonia penale dove poteva avere maggiore libertà: cercò nella filosofia e nella storia argomenti a favore della Nation Of Islam, e arrivò a trascrivere a mano un intero dizionario per arricchire la sua conoscenza: la sua fame di libri e di cultura divenne insaziabile. Appena uscito di prigione, Malcolm X si recò da Elijah Muhammad, a Chicago. Nello stesso periodo ottenne il cognome “X” per simboleggiare il rifiuto del suo “cognome da schiavo”: infatti, un tempo, agli schiavi neri veniva assegnato il cognome dei loro padroni e l’origine del suo cognome era riconducibile agli antenati, schiavi: la “X” rappresenta il taglio netto dei legami con i padroni. Tornò a Boston e divenne “Ministro del Tempio Numero 2 della Nazione dell’Islam” e la sua predicazione avvicinò alla N.O.I. uomini come Cassius Clay, che proprio in quei momenti decise di cambiare il proprio nome in Muhammad Ali. Nel 1958, Malcolm sposò Betty X, dalla quale ebbe sei figlie. Qualche anno dopo, e precisamente nel 1963, John F. Kennedy fu assassinato e Malcolm disse a riguardo che la violenza che i Kennedy non erano riusciti a fermare gli si era semplicemente “ritorta contro” – queste cose, parole sue, lo rendevao felice. A seguito di queste dichiarazioni la N.O.I. rinnegò Macolm – e, a seguito di questo fatto, lui si allontanò dalla N.O.I., convertendosi all’islamismo ortodosso nello stesso anno. Nel ’64 partì per un pellegrinaggio alla Mecca, che cambiò radicalmente la sua vita; tornò negli Stati Uniti da sunnita, col nuovo nome El-Hajj Malik El-Shabazz e, durante un discorso alla nazione, disse:

 
“I diritti umani sono qualcosa che avete dalla nascita. I diritti umani vi sono dati da Dio. I diritti umani sono quelli che tutte le nazioni della Terra riconoscono. In passato, è vero, ho condannato in modo generale tutti i bianchi. Non sarò mai più colpevole di questo errore; perché adesso so che alcuni bianchi sono davvero sinceri, che alcuni sono davvero capaci di essere fraterni con un nero. Il vero Islam mi ha mostrato che una condanna di tutti i bianchi è tanto sbagliata quanto la condanna di tutti i neri da parte dei bianchi. Da quando alla Mecca ho trovato la verità, ho accolto fra i miei più cari amici uomini di tutti i tipi – cristiani, ebrei, buddhisti, indù, agnostici, e persino atei! Ho amici che si chiamano capitalisti, socialisti, e comunisti! Alcuni sono moderati, conservatori, estremisti – alcuni sono addirittura degli “Zio Tom”! Oggi i miei amici sono neri, marroni, rossi, gialli e bianchi!”
 
Il pellegrinaggio fece comprendere a Malcolm la sua religione, l’islam, era in grado di abbattere le barriere razziale e, qualche tempo dopo, fondò il distaccamento statunitense della Organizzazione per l’Unità Afro-americana. Il 21 febbraio 1965, durante un discorso in pubblico a Manhattan, Malcolm venne ucciso da 3 membri della N.O.I. a colpi di fucili e pistole. L’eredità che quest’uomo ha lasciato ai neri è immensa: lottare e credere in qualcosa, soprattutto in se stessi…ma è riuscito a insegnare qualcosa anche ai bianchi, l’eroe: un cambiamento è possibile: si possono odiare i bianchi fino a stimarli. E, una lezione più attuale, Malcolm non avrebbe potuto darla. Sulla sua lapide si percepisce il suo pensiero, attraverso le parole di Sam Cooke (altro simbolo del popolo nero) che, in poche righe, riesce a far comprendere ciò che era – che è – Malcolm X:
 “Sono nato sul fiume in una piccola tenda
Oh, proprio quel fiume che da allora sto percorrendo
Ed è passato tanto di quel tempo
Ma so che ci sarà un cambiamento, sì che ci sarà

La vita è stata durissima, ma ho paura di morire
Perché non so che c’è lassù oltre il cielo

In dei momenti ho pensato che non ce l’avrei fatta a lungo
Ma ora penso di poter resistere
Ed è passato tanto, ma tanto di quel tempo
Ma so che ci sarà un cambiamento, sì che ci sarà.”

Sam Cooke – A Change Is Gonna Come

Gloria.