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L’erba del vicino non è sempre la più verde

Spesso,per non dire sempre,ci si ritrova ad avere la convinzione che l’erba del vicino sia sempre più verde,specialmente nel mondo della Club Culture.

In realtà ci sono milioni di variabili che rendono più o meno possibile realizzare determinati progetti o proporre determinati eventi,molto spesso credo sia ridicolo anche soltanto fare certi paragoni,è una questione di logica,non si può rapportare la club culture di una provincia che ha poco più di 600 mila abitanti con quella di città come Londra o Berlino ma nonostante gli ostacoli che si incontrano,qui a Perugia cerchiamo sempre di offrire il massimo del massimo,certo magari non si possono accontentare sempre tutti i palati ma se si prende come esempio il week-end di Pasqua appena trascorso magari ci si può anche ricredere.

Spesso il lamentarsi è il risultato di una mancanza di informazioni,nel senso,analizzando passo a passo,come faremo,tutto quello che c’è stato nei club lo scorso finesettima è innegabile che la qualità magari non è al livello di quella di una metropoli ma è comunque molto alta.
Iniziamo da Venerdì,c’erano almeno tre grandi serate nell’immediata periferia cittadina,con tre tipi di sound diversi,ora magari lasciamo da parte la sfortuna in cui è incappato l’Urban con l’inaspettata defezione del gruppo ospite Hypnotic Brass Ensemble ma va detto che comunque che la loro era un proposta di qualità,un gruppo di alto profilo con alle spalle collaborazioni molto prestigiose con gruppi come Gorillaz e il rapper di culto Mos Def,invece a pochi passi dall’Urban,al club Rework sul palco si poteva trovare Johnny Osbourne,una leggenda vivente della reggae music,che totalmente incurante dell’età (classe 1947) si è esibito per più di un’ora eseguendo molti dei suoi successi e regalando bis improvvisati con la foga di un’adolescente.Per gli amanti dell’elettronica invece il club Afterlife proponeva “Reverse” del quale penso sia inutile parlare visto e considerato il successo che riscuote ogni volta.

Johnny_ Alessio Cambiotti Photo_

Quindi è solo venerdì e c’è un’ampia scelta di serate nei club,senza contare quelle nei bar del centro storico.
Un’altro errore che può portare a pensare che “fuori” è sempre meglio è anche un filo di chiusura mentale,esempio: “io ascolto rap,se non c’è una battle o un mc allora non c’è nulla”,non dovrebbe essere così,ti piace il rap,ok vai alla serata funk magari scopri che ti piace…
Passiamo al Sabato,anche in questo caso vari eventi tutt’altro che trascurabili,facendo qualche km al Serendipity c’era Dixon,nome che ai fan della deep house e delle derive più tech suona come uno squillo di trombe angeliche,ospitato varie volte al Red Zone Club è fra uno degli ospiti più amati dai clubber della provincia. Per i fan della musica dal vivo invece sempre all’Afterlife potevate trovare dei big assoluti della musica alternativa italiana,stiamo parlando dei Modena City Ramblers,,non male come offerta no?
E pensare che non è ancora finito il week-end.

tims

Siamo finalmente giunti a Domenica,qui c’è da sbizzarrirsi,partiamo dal Red Zone,vera istituzione dei sabati perugini da ben ventisei anni,in consolle potevate trovare Tim Sweeney,ora la frase più comune nei giorni precedenti la serata è stata “e questo chi è?”,ora cari amici internazionalisti,seguaci di tutte le fanzine online e clubbers consumati se è vero che siete tutti così sul pezzo lo dovreste sapere di chi stiamo parlando,Sweeney è il personaggio dietro al programma radio Beats In Space,che va in onda sulle frequenze di una nota emittente di New York e al quale il magazine di riferimento “Fact” ha dedicato un mini documentario,insomma non è proprio uno pescato da in mezzo alla strada.
Spostandoci di nuovo all’Afterlife,invece,sul palco c’era Mecna,nuova rivelazione del rap italiano,porta in tour il nuovo album,”Laska”,esibendosi in un live vero e proprio con due musicisti che ricreano le basi,spesso di ispirazione elettronica,dal vivo.Finiamo con l’Urban che proponeva uno scontro fra le cover band di Strokes e Editors.
Ecco dunque che anche Domenica l’offerta era varia.
Ora già vi vedo che pensate “eh ma solo perché era Pasqua”,non è così invece…ogni settimana si ripete questo gioco di proporre e snobbare eventi di qualità proprio perché non si conosce l’ospite.
Spesso crediamo che nelle grandi metropoli sia un susseguirsi di eventi con grandi nomi
in cartellone,bene,non è così,a Berlino o Londra si da ampio spazio alla scoperta,locali di culto come il Fabric o Berghain danno spazio a nomi rischiosi,magari non proprio conosciutissimi e non è un caso che la door policy di questi locali sia notoriamente poco amichevole con gli italiani,purtroppo l’abitudine a fossilizzarsi su certi nomi è un retaggio tutto nostro che all’estero non vedono per niente bene.
Mecna Alessio Cambiotti Photo

Oltretutto si è pure perso di vista il ruolo del resident dj,quelli di casa,ora una serata che non ha un ospite viene considerata “minore” e sto usando un termine politically correct.
Poi è ovvio che a Londra in tre o quattro dei millemila club della città ci siano i soliti super nomi,ma parliamo di metropoli,in cui l’afflusso nei club è si massiccio ma va rapportato alla popolazione,nella sola città di Londra ci sono più di 8 milioni e mezzo di abitanti,la città di Perugia ne conta 166mila…a voi le dovute stime.

Morale della favola: invece di lamentarci e pensare che intorno a noi sia sempre meglio,ogni tanto,guardiamoci in casa e proviamo ad apprezzare gli sforzi che fanno i promoter,i gestori dei locali e i dj nostrani,che nonostante i limiti,le difficoltà e gli ostacoli che organizzare eventi in una piccola città ti costringe ad affrontare,fanno di tutto per mantenere viva la club culture locale.

Giorgio